AB URBE CONDITA.

Nonostante tutto,Pandemia,classe politica che l'ha ridotta uno schifo Roma continua a resistere.



Secondo il mito fu Enea, figlio di Venere, a dare origine alla stirpe che fondò la città di Roma. Secondo il racconto di Virgilio nell’Eneide, Enea fuggì da Troia in fiamme e partì alla ricerca di una terra lontana insieme al padre Anchise e il figlio Ascanio. Dopo un lungo viaggio per tutto il Mediterraneo, Enea raggiunse le coste dell’Antico Lazio e sposò Lavinia, figlia del Re Latino, fondando in seguito la città di Lavinio.

Circa trent’anni dopo, il figlio di Enea, Ascanio, fondò Alba Longa. Il figlio e legittimo erede del Re Proca di Alba Longa, Numitore, venne spodestato dal fratello Amulio, che divenne Re e costrinse sua nipote e figlia di Numitore, Rea Silvia, a diventare vestale e a fare voto di castità per impedirle di generare un possibile pretendente al trono.

Il Dio Marte si innamorò di Rea Silvia, che divenne madre di due gemelli, Romolo e Remo.

Amulio ordinò immediatamente l’assassinio dei due neonati, ma colui che doveva compiere il misfatto non ne ebbe il coraggio e li abbandonò in una cesta sulla riva del fiume Tevere. La cesta si arenò nei pressi di una grotta detta Lupercale. Qui una lupa, attratta dal pianto dei due gemelli, li allattò e si prese cura di loro (alcuni studiosi riconducono alla figura della lupa quella di una prostituta, poiché all’epoca queste donne erano dette lupae), finché non vennero trovati da un pastore, Faustolo, e sua moglie, Acca Larenzia, che li crebbero come dei figli.



Una volta adulti, Romolo e Remo tornarono ad Alba Longa, dove uccisero Amulio e tornò al trono Numitore, il loro nonno. Romolo e Remo non volevano abitare ad Alba Longa senza poter regnarvi e non volevano aspettare la successione, quindi chiesero il permesso al nonno di poter fondare una nuova città. Ottenuto il permesso da Numitore, nacquero le prime divergenze tra i fratelli: Romolo voleva chiamare la nuova città Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la voleva chiamare Remora e fondarla sull’Aventino.

Secondo lo storico romano Tito Livio, gli dei che proteggevano quei luoghi avrebbero deciso quale dei due gemelli sarebbe stato il re della città. Il primo presagio, gli uccelli, apparvero a entrambi i fratelli. Remo ne vide sei sull’Aventino, mentre Romolo ne vide dodici sul Palatino. Gli dei proclamarono re entrambi e ne nacque una discussione che passò al sangue. Remo venne ucciso da Romolo, che divenne primo re di Roma, fondata sul colle Palatino.

C’è anche una seconda versione sulla morte di Remo. Questa versione narra che Remo tracciò sul terreno del Palatino il pomerium, ossia un sacro solco, con la promessa che chiunque lo avrebbe varcato con intenzioni belliche sarebbe stato ucciso. Remo venne ucciso da Romolo poiché quest’ultimo sorpassò intenzionalmente il Pomerium per prendersi gioco del fratello.

La leggenda della fondazione si sviluppò durante l’età medio-repubblicana (III-II secolo a.C.), ma prese definitivamente piede in epoca augustea (fine I secolo a.C.) e venne elaborato dagli stessi romani per conferire nobili origini alla città.

Il Natale di Roma, anticamente detto Dies Romana e conosciuto anche con il nome di Romaia, è una festività laica legata alla fondazione della città di Roma, festeggiata il 21 aprile,oggi. Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C. La fissazione al 21 aprile, riportata da Varrone, si deve ai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio.

Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero "dalla fondazione della Città", che contava gli anni a partire da tale presunta fondazione.



Interrotti i festeggiamenti dopo la caduta dell' impero romano.

Furono ripresi I festeggiamenti nell 'epoca rinascimentale.

Il 3 aprile 1921, durante un discorso pronunciato a Bologna, l'allora capo del movimento fascista Benito Mussolini proclamò l'anniversario della fondazione di Roma quale festa ufficiale del fascismo. La decisione venne commentata da Antonio Gramsci come il tentativo del fascismo di naturalizzare il proprio ruolo nella storia italiana, attraverso la rivendicazione delle origini romane.

Nel documento che sancì la fusione nazionalfascista tra l'Associazione Nazionalista Italiana e il Partito Nazionale Fascista, siglato il 16 marzo 1923, i rappresentanti delle due forze politiche stabilirono di celebrare l'accordo unitario con l'apposizione di un manifesto contenente l'appello all'unità nazionale, da affiggere in tutte le città italiane nella serata del 20 aprile, vigilia del Natale di Roma, giorno "significante l'avvenuta rinascita della romana grandezza".




Lo stesso 19 aprile venne approvato dal Consiglio dei ministri uno schema di decreto-legge proposto dal presidente Benito Mussolini che aboliva la festività del 1º maggio e fissava la celebrazione del Lavoro al 21 aprile, Natale di Roma. Fu la prima celebrazione istituita dal governo Mussolini che, a partire dal 21 aprile 1924, divenne festività nazionale, denominata "Natale di Roma - Festa del lavoro". Nel 1945, fu ripristinata la Festa del lavoro al 1º maggio e limitata la festività del Natale di Roma al solo ambito cittadino della Capitale.

Da circa 20 anni sono ripresi i festeggiamenti del Natale di Roma grazie all'operato del Gruppo Storico Romano, associazione di rievocazione storica che, con rappresentazioni in costume e ricostruzioni storiche, festeggia la ricorrenza cittadina accogliendo ogni anno migliaia di appassionati e studiosi.

Buon 2773° compleanno Roma.

RISORGI!




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